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Un antico gioco con la palla era praticato già in Giappone nell'XI secolo a.C. Nello stesso periodo anche in Cina era molto diffuso lo "Tsu-chu", (Tradotto in: palla di cuoio calciata dal piede), usavano un pallone ripieno di piume e capelli, bisognava mandare il pallone in un buco formato da due canne di bambù, utilizzando unicamente i piedi. Un manoscritto del 50 a.C. conservato a Monaco, attesta l'introduzione del Tsu-chu in Giappone e la disputa d'incontri internazionali tra le squadre dei due Paesi. Sempre in Giappone risulta si giocasse il Kemari, più giovane di circa 500-600 anni rispetto a quello cinese, e tuttora praticato. In uno spazio relativamente piccolo, i giocatori dovevano passarsi, senza che questo toccasse terra, un involucro di cuoio al cui interno era inserita una vescica di animale gonfiata.
Un secolo dopo, per questa sua natura violenta, il gioco fu regolato o addirittura proibito. Il 13 aprile 1314 il Re Edoardo II proibisce la pratica del gioco a Londra e nei luoghi pubblici. Nel 1388, con un editto del Re Enrico V, il gioco fu messo definitivamente al bando. Proibito in Inghilterra, si era ormai diffuso nei territori vicini e soprattutto in Scozia e Francia. In Francia, nello stesso periodo, si giocava esclusivamente con i piedi e in modo assai violento la Savate. Una lettera di grazia (1374), parla della Soule come mezzo di contesa col pallone da lungo tempo praticata tra villaggi. Tale gioco è attestato già dal XII secolo nella Francia del nord e in Cornovaglia. La palla contesa nella Soule era in cuoio o in vescica di maiale, riempita di crusca, fieno, muschio o crine di cavallo. Il campo da gioco aveva grandezza variabile e poteva anche includere fossati, ruscelli, boschi e zone paludose. La metà campo poteva essere il confine tra due parrocchie, la piazza del villaggio, il sagrato della chiesa ma anche il cimitero o il castello del signore locale.

Storia del calcio

Si utilizzava una piccola palla e due squadre si affrontavano in un campo rettangolare delimitato da linee di contorno e da una linea centrale. Lo scopo era quello di riuscire a poggiare la palla sulla linea di fondo del campo avversario.
Erano permessi i passaggi sia con le mani che con i piedi ed ogni giocatore ricopriva un ruolo ben preciso. Marziale descrisse due tipi di pallone usati a quei tempi: la pila paganica (adoperata specialmente dai contadini) fatta di cuoio e piena di piume e la follis, sempre di cuoio ma con camera d'aria costituita da una vescica.
C., si affermò l'Episkyros mai però inserito tra le discipline olimpiche del tempo. Altri giochi che prevedevano l'uso della palla erano l'urania, la feninda, l'aporraxis.
Altre testimonianze arrivano dalla Grecia antica dove, intorno al IV secolo a.
A Roma questo gioco si trasformò nell'Harpastum che deriva il suo nome dal termine greco arpazo, con il significato di strappare con forza, afferrare.
Il gioco continuò ad essere popolare per circa 700-800 anni e praticato principalmente dai legionari che, combattendo in tutta Europa, ne permisero la sua diffusione. Nel Medioevo i giochi con il pallone furono soprattutto espressione dell'antagonismo tra villaggi o tra fazioni dello stesso villaggio: perse le regole dell'antichità, obbedivano da luogo a luogo a norme diverse. Verso la fine del Duecento arrivano notizie della presenza di un gioco con la palla, il Large-football dalle Isole Britanniche. Una cronaca londinese del 1175, narra i timori del popolo per la violenza con cui si giocava al pallone durante il carnevale.

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